COME FARE SE IL MARITO NON VUOL TROVARE LAVORO?

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Se all’interno della coppia è la donna a dover portare i pantaloni perché il marito non vuol trovare lavoro, non si può perdere tempo e si deve correre ai ripari prima che sia troppo tardi.

I ruoli di sempre, all’interno di una coppia, è che la donna si prende cura dei figli, del marito e della casa; mentre l’uomo è addetto a mantenere e sostenere l’economia familiare. Si è sempre detto che l’uomo, quindi il marito o il compagno, soggetto più forte della coppia, si dedica esclusivamente al lavoro e prende le decisioni più importanti per la famiglia. In linea massima, la moglie può scegliere se dedicarsi ad una attività lavorativa o meno (anche se sappiamo bene che con un solo stipendio non sempre è possibile tirare avanti la carretta familiare).

Spesso mi chiedono di procedere con separazione, coppie che hanno l’origine del loro fallimento il solo fatto che la donna guadagna di più rispetto al coniuge. Figurarsi se, addirittura, la donna è l’unica a lavorare all’interno della coppia. Oppure, nei peggiori dei casi, se il marito non fa nulla per trovar lavoro, adagiandosi sul divano, nella speranza di ricevere il “REDDITO DI CITTADINANZA” o altro.

Oggi, come oggi, forse non esistono più dei ruoli definiti nella coppia, come invece accadeva un tempo. Spesso troviamo coppie dove la donna lavora e porta lo stipendio in famiglia mentre il marito senza lavoro è quello che si occupa della casa e, magari, anche della crescita dei figli (la soluzione resta accettabile). Ma nelle peggiori dei casi troviamo che il marito si adagia senza far nulla, senza occuparsi di nulla.  Certamente, se questo tipo di assestamento familiare va bene contestualmente alla donna, allora tutto fila liscio. Quindi se la scelta è dettata dalla propria volontà e non da fattori esterni, non esistono problemi di sorta ma solo il piacere di vivere la propria decisione.

Ma abbiamo casi tragici come quando la donna si ritira a casa e si trova a sopportare il proprio uomo depresso che invece di reagire, incolpa altri per i fallimenti della propria vita. Questi sono i casi in cui la patologia del comportamento dell’uomo va ad infettare anche il rapporto di coppia a tal punto da porre seri dubbi nella mente della donna sulla scelta del partner, tanto da rendere sempre più faticoso vivere e, ancor più, sopravvivere al rapporto di coppia. Ovviamente vengono coinvolti anche i figli che vedono il loro padre perditempo dinanzi ad un televisore, a far nulla, quando la mamma si fa in quattro per mantenere l’intera famiglia.

Si può prendere in considerazione del perché l’uomo non lavora? Forse è stato licenziato, o non riesce a trovar lavoro. È una fase momentanea la sua disoccupazione oppure si è adagiato sul cosiddetto “divano”? I casi posso essere molteplici. Certamente, non è sempre semplice reagire per l’uomo, per porre fine allo stato di disoccupazione. Vero, che non è semplice, ma almeno tentare, reagire, senza discriminare il lavoro offertogli. Per l’uomo che cerca aiuto, può essere di aiuto anche un bravo psicologo.

La moglie, individuato le ragioni per cui l’uomo non lavora, se è un parassita o meno, occorrerà decidere cosa fare della propria vita. Decisioni tragiche nascono quando la donna viene consigliata da amici e parenti (grandi consiglieri) a titolo gratuito. A questo punto prendere la decisione definitiva: salvare il matrimonio, con un marito nullafacente, oppure accettare il fatto che non ne vale più la pena portare avanti il rapporto di coppia?  La scelta sarà sicuramente dolorosa e decisiva, specie se si hanno figli minori. Procedere per la strada scelta non sarà semplice.

Per questo, è evidente che quando la situazione è realmente al limite della sopportazione, altro non resta che fare l’ultimo passo, cioè affidarsi ad un buon avvocato, che sarà all’altezza di analizzare e consigliare la soluzione migliore al caso di specie, per sé e per i propri figli (specie se sono minori).

La scelta dell’avvocato sarà di procedere mediante separazione personale con addebito.

Separazione personale con addebito: vale a dire chiedendo al giudice di accertare che la fine del sodalizio coniugale, dipende esclusivamente dal comportamento passivo dell’uomo nei doveri naturali e legali nella vita di coppia. Quindi, è causa della fine del matrimonio quando non c’è più speranza che il proprio uomo rimetta a posto la propria esistenza.

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