È REATO DIVULGARE A TERZI UN MESSAGGIO LETTO SU UN GRUPPO CHIUSO DI WHATSAPP?

Spesso succede che nel costituire un GRUPPO CHIUSO di amici su WhatsApp o su Facebook, dall’uso amichevole si passa facilmente all’abuso di confidenza sproporzionata. Altresì, tra l’invio di barzellette, immagini, foto delle vacanze e video sfiziosi può succedere di confidare un pettegolezzo, per invidia o altro sul conto di un’altra persona.

Ovviamente senza immaginare le conseguenze, lo fai con una certa leggerezza contando sul legame di amicizia e serietà che vi unisce. Ma può succedere che uno dei componenti del gruppo è legato a questa persona da un’amicizia ancora più forte. Sappiamo benissimo che gli amici si fanno sempre gli affari loro, quindi lo vieni a sapere dal diretto interessato che ti contatta in privato e ti minaccia di denunciarti per aver divulgato informazioni sensibili coperti dalla privacy.

 Dal canto tuo pensi di rivalerti contro chi ha fatto la spia: così gli preannunci che, se sarai querelato, agirai allo stesso modo nei suoi confronti.

 C. Cass. n. 21965/18 afferma che La chat in un gruppo chiuso di Facebook o di WhatsApp è equiparata alla corrispondenza privata che, in quanto tale, non può essere divulgata all’esterno.

Il fatto può essere facilmente ricostruito anche all’interno di un luogo di lavoro dove qualche dipendente offende il datore di lavoro e un altro, invece, a lui vicino (classico Ruffiano), gli rivela il fatto.  

La DIFFAMAZIONE lede la reputazione altrui, e richiede la comunicazione con più persone in ambito pubblico, cioè l’opinione che la società ha di un’altra persona da un punto di vista etico e sociale. Ma se la comunicazione con più persone avviene in un ambito privato, cioè all’interno di una cerchia di persone, non solo non si parla più di diffamazione ma è necessario tutelare la libertà e segretezza della comunicazione stessa.

Art. 15 Cost. definisce inviolabili la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione, altresì quella telematica, come internet e le chat.

La Corte costituzionale con sentenza n. 20/2017. ha anche detto che il diritto alla corrispondenza si deve ritenere esteso non solo alla carta ma anche alle altre forme di comunicazione, incluse anche quelle telefoniche, elettroniche, informatiche, tra presenti o effettuate con altri mezzi resi disponibili dallo sviluppo della tecnologia.

LA CHAT PRIVATA È COME UNA LETTERA CHIUSA

La tutela della segretezza presuppone, oltre che la determinatezza del destinatario e l’intento del mittente di escludere terzi dalla conoscibilità del messaggio, l’uso di uno strumento che denoti il carattere di segretezza e riservatezza della comunicazione. Tale è la chat o il gruppo chiuso su WhatsApp.

Dunque la tutela della riservatezza si estende anche alle email scambiate tramite mailing list riservate agli aderenti a un determinato gruppo di persone, ai newsgroup o alle chat private su WhatsApp che hanno accesso condizionato al possesso di una password.

Pertanto chi rivela a terzi il contenuto della chat o del gruppo WhatsApp commette un reato, quello di violazione del segreto della corrispondenza, comportamento che è appunto punito penalmente come previsto dagli Artt. 616 e 617 cod. pen.

RICHIEDI UNA CONSULENZA AI NOSTRI PROFESSIONISTI CHIAMANDO AL 339.3039700

Cass. ord. n. 21965/18 del 10.09.2018.

Rispondi